2026-04 | Una storia simbolo di onore e libertà: la Brigata Maiella
In occasione della ricorrenza del 25 Aprile, Anniversario della liberazione d'Italia dalle truppe nazi fasciste, la Soprintendenza Archivistica e bibliografica vuole dare luce ad una storia simbolo di onore e libertà ancora poco conosciuta a livello nazionale, ma di fondamentale importanza per la storia del nostro territorio: quella della Brigata Maiella.
La Brigata Maiella rappresenta un unicum nella storia della Resistenza italiana: non fu solo un gruppo di partigiani, ma l'unica formazione civile a essere decorata con la Medaglia d'Oro al Valor Militare alla bandiera, nonché l'unica a combattere fuori dal proprio territorio d'origine, risalendo la penisola fino alla liberazione di Bologna. I combattenti che si arruolarono nelle fila della Brigata erano tutti volontari e non appartenevano ad un partito politico; scevri da un’ideologia imposta dall’alto ma affamati di libertà combatterono al fianco degli alleati inglesi, compiendo con una quasi totale assenza di mezzi e dotazioni un’impresa alquanto incredibile. Slegati in ogni modo dal Regio Esercito erano soldati ma senza riconoscimento, il loro simbolo era solo il tricolore, che portavano orgogliosamente sul bavero della divisa al posto dei gradi militari.
Il contesto storico e le origini della brigata
Nel settembre 1943 l’Abruzzo è attraversato dalla linea Gustav, che permane per lunghi mesi lungo i fiumi Sangro ed Aventino, le truppe tedesche in ritirata e pressate dalla risalita degli Alleati distruggono e fanno razzia di interi paesi applicando la logica della “terra bruciata”: radono al suolo interi abitati e si abbandonano alle violenze più atroci contro donne, anziani e bambini (Stragi di Sant’Agata e Pietransieri). In risposta alle angherie e i depredamenti tedeschi un gruppo di volontari, grazie all’iniziativa dell’avvocato Ettore Troilo, decide di dar vita ad un gruppo di resistenza armata contro l’esercito invasore: è così che il 5 dicembre 1943 nasce a Casoli il primo nucleo, formato solo da 15 volontari, del Corpo Volontari della Maiella; il nome scelto è quello della montagna madre degli abruzzesi, simbolo di forza e tenacia. Grazie all’incessante impegno di Ettore Troilo, il plotone di volontari italiani viene accettato dal comando alleato stanziato a Casoli come supporto alle truppe inglesi nelle operazioni di pattugliamento e di sostengo ai civili, nonostante molte rimostranze e diffidenze: infatti il comando britannico inizialmente si rifiuta di collaborare con i volontari della brigata, che considera inadatti alla lotta armata ed ostacolo alle azioni belliche. Nonostante il primo rifiuto, gli inglesi si rendono subito conto che non possono fare a meno dell’aiuto dei partigiani abruzzesi: le montagne, le cartine topografiche incomplete, le reti stradali incompiute rendono indispensabile il loro intervento e ben presto ricoprono ruoli di guide, sentinelle e avamposti.
Dal gennaio 1944 la brigata ora denominata Banda Patrioti della Maiella, grazie alla fiducia del Maggiore Lionel Wigram, fu aggregata al V Corpo britannico dell’VIII armata e del II Corpo d'armata polacco e divenne operativa militarmente; dal mese successivo fu inquadrata nell’esercito italiano all’interno della 209° Divisione fanteria sempre ricevendo ordini dagli alleati, accogliendo via via i gruppi spontanei che si erano contestualmente formati in altri centri della medesima area (Gessopalena, Lama dei Peligni, Civitella Messer Raimondo, Palombaro, Pizzoferrato ed altri).
Caratteristiche Uniche della Brigata
La Brigata Maiella costituiva un reparto militare completamente unico nel suo genere: nonostante la leadership di Troilo fosse socialista era d’obbligo una apoliticità operativa: insieme convivevano monarchici, comunisti e cattolici, uniti dal solo obiettivo di cacciare l'occupante tedesco. Nella brigata, a differenza di qualsiasi altro corpo armato, si entrava a richiesta e si usciva senza formalità, le domande di arruolamento erano numerose e nonostante gli intensi mesi di guerra in prima linea non ci furono mai diserzioni. A differenza di molte bande autonome, i "maiellini" vestivano l'uniforme inglese (con la mostrina tricolore sulla manica), utilizzavano armamento pesante (mortai e mitragliatrici) e ricevevano ordini diretti dal comando britannico, pur mantenendo i propri ufficiali. I membri non giuravano fedeltà al Re, ma ad una "Italia libera e democratica", dimostrando una natura repubblicana Ante litteram, un dettaglio totalmente rivoluzionario per l'epoca: infatti Ettore Troilo rifiutò categoricamente che i suoi uomini prestassero giuramento al Re Vittorio Emanuele III, considerato responsabile della ascesa del fascismo e della fuga dopo l'armistizio. Questo creò forti tensioni con il governo Badoglio, ma gli inglesi, pragmaticamente, diedero ragione a Troilo sostenendo che l'efficienza bellica della Brigata era troppo preziosa per essere sacrificata su una questione dietichetta. Il punto di forza della brigata era la guerriglia d'alta quota e le azioni di infiltrazione notturne: mentre i carri armati alleati faticavano nel fango e sulle pendenze appenniniche, i partigiani della Maiella si muovevano agilmente su terreni impervi, avendo la meglio sulle truppe tedesche. Nonostante la brigata fosse un'unità combattente prevalentemente maschile, il supporto delle donne locali fu fondamentale nelle prime fasi di guerriglia: agivano come staffette, portando messaggi e viveri attraverso le linee nemiche sulla montagna innevata, rischiando la fucilazione immediata.
L'Odissea verso Nord
La Brigata Patrioti della Maiella dopo aver partecipato alle battaglie sul Sangro, aver liberato l’Abruzzo dall’occupazione del nemico e costretto i tedeschi ad arretrare dalla Linea Gustav nel giugno 1944, decise di non sciogliersi e di proseguire l’azione militare nella campagna d’Italia, spostandosi verso nord e coadiuvando la lotta partigiana e gli eserciti alleati L’avanzata verso le Marche si svolse tra mille difficoltà: la brigata si muoveva a piedi, riempiendo lo spazio vuoto tra le truppe polacche ad est e quelle inglesi a ovest, trasportava viveri e munizioni su carri trainati dai buoi. Le battaglie erano durissime, i soldati venivano impiegati dal comando polacco in continue ricognizioni e coperture per gli alleati, che arrivano da entrambi i lati, erano isolati e potevano contare solo sulle proprie forze, si ritrovano demotivati e stanchi, ma neanche l’immensa fatica e le condizioni proibitive riescono a fermarli. A Pesaro si uniscono all’esercito alleato e liberano la città, per poi proseguire verso Emilia-Romagna e Veneto. Entrano a Bologna da Porta Maggiore con i polacchi del generale Anders, la mattina del 21 aprile del 1945 dando vita ad un momento di enorme valore simbolico: dei civili partiti dalle montagne dell'Abruzzo avevano attraversato metà Italia per liberare una città che non era la loro, incarnando l'idea di un'unità nazionale ritrovata nel sacrificio. Successivamente, alcune pattuglie proseguono fino ad Asiago, dove si fermano il primo maggio. La brigata si scioglie definitivamente a Brisighella nell’estate del 1945.
Onorificenze ed eredità
La Brigata Maiella è l'unica formazione partigiana la cui bandiera è stata decorata con la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Stabilito il riconoscimento già nel 1944 si dovette aspettare il 1963 per il la consegna ufficiale, visto che nel 1945 la brigata Maiella non poteva essere decorata, poiché non faceva parte dell’esercito. Fu stabilito dal comandante Troilo che nessun uomo avrebbe accettato di ricevere a titolo individuale la medaglia d’oro ma l’avrebbe avuta la bandiera simbolo di tutti.
Oggi la Brigata Maiella è il simbolo di una Resistenza trasversale. Rappresentano l'Italia che non aspettò passivamente l'arrivo dei liberatori, ma che scelse di marciare nel fango e nella neve per riconquistare la propria dignità, chilometro dopo chilometro, dalla Maiella alle Torri di Bologna, un contributo di sangue e di eroismo che rimarrà nella storia.
Si ringrazia La Fondazione Brigata Maiella per la concessione all’uso delle immagini.
Bibliografia:
Marco Patricelli, Patrioti. Storia della Brigata Maiella alleata degli Alleati, Pescara, Ianieri Editore, 2013.
Nicola Mattoscio (a cura di), Brigata Maiella, Resistenza e bella ciao. Combattere cantando la libertà, Soveria Mannelli, Rubettino Editore, 2020.
Edoardo Puglielli (a cura di), La brigata Maiella, L’Aquila, Textus Edizioni, 2025.
Ultimo aggiornamento: 24/06/2026
