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Soprintendenza Archivistica e Bibliografica dell'Abruzzo e del Molise

La storia e i compiti della Soprintendenza

La storia e i compiti della Soprintendenza

Di cosa si occupa la Soprintendenza archivistica e bibliografica dell'Abruzzo e del Molise? Quali sono le sue principali aree di intervento? Con questo post inauguriamo una serie dedicata alla storia e ai compiti fondamentali di questo Ente: la tutela, la vigilanza e la valorizzazione. Per prima cosa, però, ripercorriamo le tappe storiche principali che hanno portato alla creazione delle Soprintendenze archivistiche e bibliografiche.

 

Le Soprintendenze archivistiche e bibliografiche in Italia: una storia lunga più di 150 anni

Dopo l'Unità d'Italia, il nuovo Stato si trovò ad affrontare un problema centrale: come gestire gli archivi ereditati dai diversi Stati preunitari. Il dibattito fu acceso ma prevalse una visione che considerava gli archivi non solo come patrimonio storico, ma soprattutto come strumenti indispensabili per garantire il controllo amministrativo.

 

Le origini (1874–1875)

Tra il 1874 e il 1875 il legislatore intervenne con una serie di provvedimenti (regi decreti n. 1852 e 1861 del 1874 e n. 2552 del 1875) che portarono alla creazione di 17 Archivi di Stato, collocati in gran parte nelle ex capitali degli Stati preunitari e posti alle dipendenze del Ministero dell'interno. Parallelamente, con il r.d. 31 maggio 1874, n. 1949, furono istituite 10 Sovrintendenze (denominate Sovrintendenze agli archivi di Stato) secondo le antiche circoscrizioni storiche: agli archivi piemontesi, liguri, lombardi, veneti, emiliani, toscani, romani (per le regioni di Lazio, Umbria, Marche), napoletani (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria), siciliani e sardi. A queste spettava un duplice ruolo: da un lato il coordinamento e la vigilanza sugli Archivi di Stato, dall'altro il controllo sugli archivi di enti locali, istituzioni ecclesiastiche e altri soggetti. Si trattava quindi di un primo tentativo di estendere la tutela oltre la sola documentazione statale, pur in un contesto in cui gli archivi privati restavano esclusi da vincoli, in linea con la cultura liberale dell'epoca.

 

 

La soppressione (1892)

Questo primo modello organizzativo ebbe però vita breve. Nel 1892 (r.d. 31 dicembre 1891, n. 745) le Sovrintendenze furono soppresse e le loro funzioni trasferite alle direzioni degli Archivi di Stato.

 

La svolta del 1939

Un cambiamento decisivo si ebbe con la legge 22 dicembre 1939, n. 2006, inserita nel più ampio sistema normativo del periodo fascista dedicato alle "cose di interesse storico e artistico". Per la prima volta si affermò una disciplina organica della materia archivistica: vennero riordinati gli Archivi di Stato e si ridefinirono le funzioni di vigilanza sugli archivi degli enti pubblici non statali e sugli archivi privati. In particolare, per gli archivi privati di rilevante interesse storico veniva introdotto il cosiddetto "vincolo" attraverso un atto amministrativo di notifica, che imponeva limiti alla disponibilità dei beni. In questo contesto furono reintrodotte le Soprintendenze archivistiche, inizialmente in numero ridotto (9 sedi con competenze territoriali molto ampie), con il compito di garantire una vigilanza effettiva su tutto il patrimonio archivistico.

 

La riforma del 1963

I principi stabiliti nel 1939 furono ripresi e ampliati con il d.p.r. 30 settembre 1963, n. 1409, che rappresentò una tappa fondamentale nella costruzione del sistema archivistico italiano. La riforma rafforzò il ruolo dello Stato nella tutela e portò a una distribuzione più capillare delle Soprintendenze, istituite su base regionale (18, poi 19 con la nascita del Molise). Questo assetto consentiva un controllo più diretto e sistematico sul territorio, adeguato alla crescente complessità del patrimonio documentario.

 

 

Il Ministero dei beni culturali (1974–1975)

Tra gli anni Sessanta e Settanta maturò un importante cambiamento culturale: il concetto di "bene culturale" si ampliò, passando da una visione centrata sull'oggetto a una che ne valorizzava la funzione sociale. Questo nuovo approccio trovò espressione istituzionale con l'istituzione del Ministero per i beni culturali e ambientali (d.l. 14 dicembre 1974, n. 657, convertito nella l. 29 gennaio 1975, n. 5). In esso confluirono competenze provenienti da diversi ambiti amministrativi, tra cui quelle archivistiche, precedentemente affidate al Ministero dell'interno. Le Soprintendenze continuarono a svolgere il loro ruolo di vigilanza sugli archivi non statali, mentre alcune funzioni specifiche, come l'autorizzazione alla consultazione dei documenti riservati, rimasero al Ministero dell'interno (d.p.r. 30 dicembre 1975, n. 854).

 

Il Codice dei beni culturali (2004)

Con il Codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42), venne riordinata in modo sistematico la normativa precedente. In esso gli archivi vennero definitivamente inquadrati all'interno del più ampio sistema dei beni culturali, consolidando un percorso iniziato oltre un secolo prima.

 

Integrazione: la riforma recente (2015–2016)

Un ulteriore passaggio fondamentale nell'evoluzione del sistema si è avuto con la riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo nella seconda metà degli anni 2010. Con il Decreto ministeriale 23 gennaio 2016, attuativo della riforma avviata dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 agosto 2014 n. 171, le precedenti Soprintendenze archivistiche sono state trasformate in Soprintendenze archivistiche e bibliografiche.

 



Ultimo aggiornamento: 22/04/2026